TESTIMONIANZE

L’arte di Victor de Sabatadi Leonard BernsteinTratto da: Teodoro Celli, “L’arte di Victor de Sabata”, ERI/Edizioni RAI, Torino, 1978

Ringraziamo la curatrice Maria Girardi ed il Conservatorio di Trieste per l’autorizzazione a riprodurre questo testo.

L’arte di Victor de Sabata di Teodoro Celli

La prima parola che mi viene in mente quando penso al Maestro de Sabata è la generosità.
Mi sembra che questa dote abbia uniformato e dato un’impronta a tutte le sue azioni: il suo immenso amore per la musica e per i colleghi con i quali ha lavorato; la vastità delle sue passioni e la sua pazienza; la sua profonda gratitudine per le proprie qualità; la sua gentilezza nei confronti di giovani musicisti come me; la dedizione al suo pubblico, fosse questo a Milano o a Pittsburgh, e tutto con grande, grande generosità. Tale spirito di abbondanza emerge chiaramente dalla musica da lui composta.

È stato a causa della sua improvvisa malattia nel 1953 che io venni chiamato a dirigere la Medea di Cherubini, con la Callas, per l’apertura del Teatro alla Scala. Avevo soltanto sei giorni a disposizione per imparare una partitura sconosciuta, per fare tagli ed eventuali variazioni, per incontrare e conoscere la Callas (cosa che si rivelò essere una vera gioia), affrontare un difficile debutto alla Scala, e tutto ciò con una forte bronchite. In tutto ciò il Maestro de Sabata mi fu di immenso aiuto ed incoraggiamento; mi dette quella extra dose di coraggio cui avevo bisogno.

Due anni più tardi, quando ritornai per dirigere una nuova versione della Sonnambula, egli praticamente salvò la mia pelle. « Troppo lento! Troppo lento! ». Mi sembra di sentire ancora la sua esortazione. « Bellini era siciliano; i siciliani hanno il sangue caldo! Accelera il ritmo, accelera! » Chissà quale enorme disastro avrei combinato senza il suo consiglio affettuoso!

A questo, sono seguiti molti altri buoni consigli e, del pari, fu altrettanto prodigo di lodi. Tutto questo traspariva dal suo modo di dirigere; è sufficiente ascoltare una sua vecchia incisione della Tosca con la Callas. Credo tuttora che questa sia la più bella incisione di un’opera italiana che io abbia mai ascoltato. Mi è sufficiente risentirla — anche soltanto una dozzina dí battute — e lo spirito di de Sabata è nella stanza con me.

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